Sovranità alimentare

Tutti conosciamo il cavolo broccolo, che in Italia è coltivato fin dal tempo degli etruschi e dal 1500 si è diffuso in Francia e nel resto d’Europa. E che dire del pomodoro, il prodotto principe della pizza e della pastasciutta?
Nel 2002, la Plant Bioscience, un’azienda  inglese,  presentò e ottenne un brevetto (EP1069819) nel quale proponeva un metodo per aumentare nei broccoli la produzione di una particolare sostanza anticangerogena,  già naturalmente presente, utile per  interferire con alcuni tumori come quello al seno, all’endometrio e al collo dell’utero.
Alcune aziende presentarono ricorso contro il brevetto perchè il gene anticanceroso esiste già nei broccoli. Nel giugno 2010 l’alta corte dell’Ufficio Europeo Brevetti, ha respinto il ricorso con la motivazione che anche se il gene esiste già in natura, la particolare selezione, che non segue metodi naturali, è nuova e inventiva, pertanto il brevetto sui broccoli resta valido.
In questi anni molte associazioni hanno protestato contro l’idea di brevettare materia vivente, in particolare si è formata una coalizione denominata  “No-patents-on-seeds”, cioè “No ai brevetti sui semi”, che ha fra i promotori gruppi dalla provenienza più varia, come Greenpeace, la Misereor, cioè la Caritas tedesca, il Fondo per lo Sviluppo Norvegese, e altri.
Questa coalizione ha dato il via a una protesta presso l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) con sede a Monaco di Baviera, in Germania, perché venga abolito il brevetto sulla materia vivente.
La protesta delle associazioni riguarda anche il verdetto su un altro caso, quello del brevetto EP1211926 B1 concesso nel 2003 allo Stato di Israele (Ministero dell’Agricoltura) per il metodo di selezione e la produzione di pomodori dal ridotto contenuto di acqua.
Ma di cosa stiamo parlando? A noi come ci riguarda tutto questo?
Ciò che finora era considerato un bene comune dell’umanità, che la creazione metteva a disposizione di chi volesse coltivarlo (o allevarlo nel caso di animali) adesso diventa potenziale fonte di profitto per poche multinazionali. Il brevetto – conseguito il più delle volte con il pretesto di una modifica genetica introdotta nella pianta o nell’animale – permette infatti la riscossione dei “diritti” (royalties) non solo durante l’acquisto del bene, ma anche in ogni sua fase riproduttiva, cioè, nel caso delle piante, ad ogni risemina.
Non si tratta di problemi puramente teorici o legali, ma della vita concreta di miliardi di persone. Alcuni anni fa lo stesso ente (EPO) rilasciò ad una multinazionale il brevetto per il riso di varietà basmati, da sempre alimento tradizionale nel subcontinente indiano, da sempre seminato e riseminato conservando le sementi del raccolto precedente e sulle quali in questo modo i  contadini avrebbero dovuto pagare una royalty, una tassa per ogni seme piantato nel campo. Questa aberrazione per fortuna fu bloccata, con la revoca del brevetto, per l’intervento forte e deciso di molte organizzazioni non governative e associazioni di tutto il mondo.
I casi del broccolo e del pomodoro, sui quali si avrà una decisione definitiva entro i primi di novembre, sono quindi emblematici e sintomatici di quale indirizzo le nostre società vorranno prendere riguardo all’utilizzo dei beni comuni e delle risorse naturali. Il diritto alla sovranità alimentare è il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari. In un mondo dove più di un miliardo di bambini, donne e uomini non ha accesso al cibo sufficiente per sopravvivere, il diritto all’accesso al cibo per tutti non può essere lasciato soltanto alla disponibilità di alcuni ad essere solidali, ma deve essere strutturalmente garantito attraverso un maggiore equilibrio nelle gestione delle risorse produttive e la garanzia di un’equità nei criteri per la distribuzione sui mercati. Oggi più che mai, nell’estremizzarsi della competizione per le risorse, parlare di cibo è parlare di persone: in primis, di contadini, allevatori, pescatori e raccoglitori (ovvero le persone che il cibo lo producono), localizzati nelle aree rurali del nostro pianeta, impegnati in una lotta per la sopravvivenza materiale, economica e culturale e che non possono essere costretti anche a subire i brevetti sugli alimenti che producono.
Per questo la Caritas diocesana reputa così importante riflettere su questi temi già a partire dall’età della scuola e fra i percorsi che per il terzo anno consecutivo offre alle scuole di ogni ordine e grado  propone per la scuola elementare una riflessione sul cibo che mangiamo, sulla sua stagionalità, sulla sua produzione, proprio perchè la sovranità alimentare possa iniziare già dal riappropiarci della conoscenza e consapevolezza riguardo agli alimenti che consumiamo. Gli insegnanti che volessero maggiori informazioni sui percorsi approntati per le scuole elementari e medie possono rivolgersi alla Caritas diocesana, tel 0583-430939, e chiedere di Elisabetta o Sabrina.

Sabrina Fausto

www.no-patents-on-seeds.org
www.misereor.org