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Federico Teani racconta

In Africa ho letto libri meravigliosi, tra questi I miserabili di Victor Hugo. Sullo sfondo dei grandi eventi storici che sconvolsero la Francia nell’Ottocento, dalla battaglia di Waterloo ai moti insurrezionali del 1832, Hugo narra la vita di innumerevoli personaggi. Chi sono questi personaggi? Dei miserabili per l’appunto: Jean Valjean, il protagonista, è un ex-forzato, il piccolo Gavroche, un bimbo di strada dimenticato dal padre e dalla madre, Cosette l’orfana di una ragazza madre etc. Ciò che però alla fine emoziona e sorprende di tutto questo non è tanto l’alta compassione e il potente sdegno per l’ingiustizia che prorompe dall’animo dello scrittore quanto la meraviglia e lo stupore con i quali Hugo spesso racconta le vicende di questi miserabili, meraviglia e stupore che si provano dinnanzi a qualcosa di grande e forte. I miserabili non sono cioè soltanto oggetto di amore da parte di un cuore generoso, o segno scandaloso di un ordinamento sociale profondamente ingiusto contro il quale si deve lottare; sono anche questo certo ma ancora possono essere qualcosa di così grande e luminoso nello spazio della vita da oscurare la grandezza e la luce di Napoleone!

Il Rwanda sta poco a poco mutando il mio modo di percepire l’impurità: la malattia, la morte, il dolore, la povertà, tutto ciò che è incontrollabile e spaventa. Già in Italia, come volontario del GVAI o durante il periodo in cui ho lavorato per il progetto della Caritas di Lucca Moltiplichiamo pani e pesci ero entrato in contatto con zone marginali e “impure” della società ma non fino al punto da lasciarle entrare nel mio spazio vitale più intimo. Tra questo e quello vi è era sempre stato un confine. L’impurità non aveva ancora contaminato la purezza di quello spazio piccolo-borghese. Ciò è avvenuto in Rwanda forse perché la massa di impurità è tanto enorme da non poter che straripare. E però la purezza che avevo fino ad allora salvaguardato più che essere stata schiacciata o invasa è stata smascherata rivelando la sua vera natura illusoria e ipocrita: non esisteva, ciò che percepivo come puro era fin dal principio impuro, ciò che sentivo impuro non lo era, lo era soltanto per quel mondo piccolo-borghese in cui vivevo, non lo era nel resto dell’universo. “Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo, ma quello che ne esce, questo contamina l’uomo”.

Quando L. arrivò alla Casa della Misericordia aveva vent’anni, l’AIDS e una grave malnutrizione che aveva reso il suo viso gonfio e i capelli lisci e chiari. La Casa della Misericordia è infatti una struttura della parrocchia di Nyarurema che accoglie i malati di AIDS. Una sera vi capitai verso le sei, l’ora in cui venivano somministrate le medicine ai malati. La maggior parte delle persone era all’interno dell’ufficio in attesa, altre stavano già ritornando nelle camere dopo aver avuto i farmaci; fuori, leggermente scostata dalla porta, L. era invece piegata sulle ginocchia e vomitava le compresse da poco ingerite, la madre in piedi accanto a lei non sapeva cosa fare. Ciò che causava il rigetto dei medicinali così come del cibo era una grave infezione. Chi ha visto un corpo prostrato dall’AIDS sa quanto sia impressionante. Gli operatori della casa che avevano messo L. in una camera singola separata da tutte le altre donne non sapevano ancora se si sarebbe ripresa. E invece lentamente, settimana dopo settimana, la ragazza ricominciò a mangiare, ad assumere correttamente i farmaci; malnutrizione e candidosi scomparvero. Qualche mese dopo il suo ingresso L. partì e ritornò a casa della madre. Una mattina, era passato ormai molto tempo, andai al centro di sanità per risolvere una questione, lì trovo L., era in piedi in mezzo ad altre donne, spessi tessuti le cingevano il ventre e la schiena. Ci abbracciammo e ci salutammo, la ragazza sorrise furbescamente, intuii qualcosa; fece quindi ruotare la massa nascosta che riposava sulla sua schiena, poi scoprì e mi mostrò suo figlio venuto al mondo da pochi giorni. Quando la gravidanza e il parto di una donna sieropositiva avvengono sotto il controllo di un centro di sanità, il bambino che nasce ha buonissime possibilità di essere sano, ciononostante il pericolo di contaminazione del virus non viene scongiurato al momento della nascita ma si ripresenta per tutto il periodo d’allattamento al seno. Intanto quel corpicino, dalla pelle ancora chiara, passato attraverso l’utero materno avvolto in un liquido vischioso, respirava nell’aria del mattino.

Federico Teani


Pensare insieme il contrasto alla povertà

FARSI PROSSIMI – presentazione del dossier Caritas
Come ogni anno la Caritas diocesana restituisce al territorio i dati raccolti in un anno di ascolto delle situazioni di povertà che si presentano ai nostri sportelli.
I dati che emergono fotografano la grave situazione di crisi che anche la nostra provincia sta vivendo e sono un punto di partenza importante per provare a mettere a fuoco alcune strategie di uscita dalla crisi.
Venerdì 30 novembre ore 15.30
Salone dell’Arcivescovato, Piazzale Arrigoni 2, Lucca.
per ulteriori informazioni:
centroascolto@diocesilucca.it
animazione@dicoesilucca.it
telefono: 0583-430962


Terra SICura torna nelle scuole

Oramai da qualche anno all’interno della Caritas diocesana di Lucca è attivo un percorso chiamato Terra Si Cura che propone di animare la discussione su alcuni temi che hanno come fulcro l’idea di pensare un economia alternativa a partire dalla questione del mito della crescita.
Si discute sugli stili di vita alternativi, il commercio equo e solidale, il lavoro dei Gruppi di acquisto solidale (G.a.s.) la filiera corta, la giustizia ambientale ecc
I temi vengono affrontati a vari livelli: rivolgendosi ai gruppi catechistici della diocesi, ai volontari dei centri di ascolto parrocchiali, alla cittadinanza tutta con “Punto a capo” un festival sugli stili di vita ormai alla 5° edizione che si svolge ogni settembre in occasione della giornata mondiale della salvaguardia del creatoIn molte azioni e progetti che Caritas Lucca porta avanti si ritrovano i temi legati alla questione degli stili di vita ne è un esempio il progetto “Cammini di giustizia” che propone di affiancare alle famiglie in difficoltà economica un tutor o volontario, appositamente formato che segua le famiglie sulle questioni dei bilanci familiari, sulla riduzione del consumo energertico, del riciclo e del riutilizzo; oppure la “Cassetta degli attrezzi” che viene fornita dalla diocesi a tutti i futuri sposi che presentano in curia le pubblicazioni del loro matrimonio: nella cassetta sono contenuti materiali informativi come “Basta e avanza” il libretto di ricette che illustra come utilizzare al meglio gli avanzi della cucina, “Il galateo dei consumi” che racconta tanti piccoli e grandi stratagemmi per consumare meno e meglio e altro. Ma Terra SiCura si rivolge anche e soprattutto ai giovani offrendo ormai da tre anni nelle scuole laboratori e percorsi di studio e di sensibilizzazione con l’obiettivo di proporre una riflessione sulla sovranità alimentare, il rispetto delll’ambiente, la riduzione dei consumi, la lotta allo spreco, il rapporto fra soddisfacimento dei bisogni e consumo, sulla provenienza e il valore delle cose che consumiamo e usiamo quotidianamente.

I percorsi si rivogono agli alunni della scuola primaria, della scuola secondaria di primo grado e della scuola secondaria di secondo grado affrontando i temi e proponendo laboratori adeguati all’età dei ragazzi intercettati.
Nella scuola primaria sono previsti tre incontri con lezioni gestite utilizzando stumenti visivi e giochi autoprodotti. Il laboratorio pensato per i bambini della scuola elementare verte sulla riflessione della provenienza dei cibi che mangiamo, sulla loro stagionalità, sulle differenze fra agricoltura biologica ed agricoltura convenzionale, sull’autoproduzione.
Nella scuola secondaria di secondo grado la riflessione riguarda principalmente gli oggetti che quotidianamente usiamo e consumiamo, da dove provengono, come sono prodotti e con quali materiali, dove vanno a finire, che tipo di rifiuti diventeranno ecc.

Gli incontri di animazione sono strutturati per pensare insieme nuovi stili di vita e nuovi modi per abitare la terra e vogliono originare la consapevolezza di come il nostro consumo, anche alimentare, è strettamente connesso agli equilibri fra le capacità del pianeta di produrre il necessario per tutti e l’effettiva disponibilità di risorse che il pianeta ha ancora a disposizione.




Cammini di Giustizia

Il progetto si propone come modalità di intervento sperimentale nei confronti delle situazioni di indigenza economica. Nello specifico si intende sostenere un gruppo di famiglie nel percorso di uscita da una situazione di impoverimento. Il progetto prevede di affiancare le famiglie tramite un gruppo di volontari appositamente formati.
Sarà essenziale instaurare un rapporto di collaborazione fra la famiglia e il volontario, cercando di far comprendere a pieno alla famiglia l’importanza dell’occasione che viene loro offerta. Quindi i primi incontri del volontario con la famiglia dovranno essere finalizzati soprattutto alla conoscenza reciproca, curando che la relazione si proponga come paritaria.
All’interno di un approccio del volontario verso la famiglia di tipo principalmente relazionale saranno disseminate una serie di attività da svolgere assieme:

  • provvedere alla spesa alimentare insieme
  • preparare il pasto e consumarlo insieme,
  • sperimentare l’auto-produzione di un bene di consumo quale pane o yogurt
  • lettura delle bollette con esplicazione dei parametri
  • visita ad un negozio che vende detersivi alla spina o abiti usati….

Analisi del bisogno da cui è scaturito il progetto
Nei casi di emarginazione il modello di integrazione a cui ci si ispira è quello fornito dalla televisione e dai mezzi di comunicazione di massa: modelli basati sulla necessità di consumare, che tendono a creare finte necessità e propongono come mezzo di affermazione personale l’acquisto. Nel mare delle offerte speciali, dei pagamenti rateizzati e dei mutui per tutti è facile perdere l’orientamento e destinare buona parte delle risorse economiche alla soddisfazione di false necessità, mettendo in secondo piano i bisogni base e la possibilità di ottenere beni in modo alternativo all’acquisto, come ad esempio producendoli con risorse proprie. E’ necessario quindi agire sul modello imposto e fornirne uno alternativo che, seppur meno affascinante, possa reggere il confronto perché tangibile, a dimensione, più conveniente; e che soprattutto porti ad indirizzare le risorse economiche del nucleo familiare alla soddisfazione di bisogni veri.
I dati raccolti anche tra gli utenti caritas sempre più evidenziano infatti una nuova categoria di poveri che potrebbe essere definita “poveri da consumo”, famiglie cioè schiacchiate dall’indebitamento progressivo riconducibile ad una cattiva gestione delle poche risorse a disposizione (cfr. “Primo: ascolta. Dossier sulle povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca, Caritas Lucca, 2010; Dossier 2010 sulle povertà in Toscana, Caritas della Toscana, 2010)
L’esperienza diretta degli operatori segnala a più riprese questa generale tendenza di tipo culturale sulla quale diventa imprescindibile intervenire per una corretta impostazioni delle azioni di sostegno.



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