Fausto Simonetti ci ha lasciato

Con grande dolore la Caritas diocesana di Lucca comunica l’improvvisa scomparsa del carissimo diacono Fausto Simonetti avvenuta nella primissima mattina del 14 gennaio.
Fausto, a lungo direttore della Caritas diocesana e anima della caritas parrocchiale di Torre del Lago, resterà sempre per tutte e tutti noi un luminoso esempio di attenzione e tenerezza verso i più deboli, di profonda fede resa testimonianza dalle opere.
I funerali si svolgeranno il 15 gennaio alle ore 15.00 presso la parrocchia di San Giuseppe a Torre del Lago.

Alla carissima Anna, ai figli e ai parenti tutti la nostra vicinanza e la nostra preghiera.


Ciao Mirella!

Appena iniziato l’anno, il 2 gennaio, ci ha lasciato Mirella Mayer, dopo una brevissima malattia.
Mirella era parte attiva nella parrocchia del Varignano, si spendeva per i giovani e i bambini, ma in generale con particolare attenzione ai bisogni dei più disperati di quella periferia così problematica. Negli ultimi anni, proprio al Varignano, aveva fatto nascere un Centro di ascolto della Caritas. Ma la storia personale di Mirella era molto ricca e da sempre si intrecciava con la storia di una parte importante della storia della chiesa viareggina e italiana.

Donna di grande cultura era arrivata giovanissima dalla natia Napoli a Bicchio, attratta dal desiderio di modalità nuove in cui ricercare come vivere la propria fede. Erano gli anni dei primi preti operai italiani che proprio a Bicchio sperimentavano una vita comunitaria nella povertà, nel lavoro manuale e nell’attenzione alle necessità dei più poveri.
Mirella conobbe questa esperienza e subito volle farne parte, insieme a Sirio, Rolando, Maria Grazia, Mario, Beppe, Luigi, Pilar, Beppino e tanti altri amici che ruotavano intorno a questa piccola comunità accogliente, che dopo il lavoro celebrava, nella bellissima chiesetta ricavata dal fienile e poi condivideva la cena con tutti quelli che c’erano.

Era la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, l’immediato post-concilio, con tutte le speranze, le attese di novità, i fermenti e il desiderio di vivere la vita in maniera autenticamente evangelica. Era la scelta preferenziale per i poveri già sperimentata a livello pratico, nella concretezza della vita quotidiana, con limiti, anche, errori, ma con genuino entusiasmo e voglia di donarsi totalmente.

Con il passare del tempo le scelte personali hanno fatto prendere ad ognuno strade diverse, ma sempre con alcune attenzioni che erano ormai come acquisite. Così Mirella è rimasta a vivere in questo strano territorio fra campagna e periferia; si è sposata, ma ha continuato fino all’ultimo a dedicare il suo impegno ai poveri e ai giovani, prima nella parrocchia di Bicchio e poi in quella confinante del Varignano. La sua presenza discreta ma forte ha tenuto insieme la comunità, soprattutto nei momenti più difficili, dopo la partenza di don Claudio e dopo la morte di don Paolo.

Era lei che sapeva rianimare gli sfiduciati e con poche parole o un silenzio ravvivare la fede di tutti.

La ricordiamo assidua ai corsi di formazione Caritas insieme al gruppetto dei volontari, sempre attenta ad acquisire nuove informazioni, lei che tanto avrebbe potuto insegnare. Ci mancherà la sua presenza fisica, ma, come è stato detto da tanti al funerale, siamo sicuri che Mirella continua ad accompagnarci e indicarci la strada della semplicità e del dono di sé.

Ai figli Stefania e Alessandro, al gruppo Caritas del Varignano e a tutta quella comunità parrocchiale vada il caloroso abbraccio della Caritas diocesana e di tutti gli amici e le amiche di LuccaSette.

S.F.


dossier 2011 “FARSI PROSSIMI”

Lo scorso 30 novembre è stato presentato a Lucca il dossier statistico 2011 “Farsi Prossimi” , il 14 dicembre è stato presentato a Viareggio.

Si tratta della lettura dei dati che ogni anno i volontari raccolgono nel corso dei colloqui con le persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto in cerca di aiuto.
Il volume, realizzato in collaborazione con la Fondazione Volontariato e Partecipazione, presenta, oltre all’esposizione quantitativa di alcuni dati provenienti dai Centri di Ascolto, approfondimenti sul lavoro svolto dai Centri stessi e informazioni che riguardano l’intera Provincia di Lucca grazie alla collaborazione con l’Osservatorio per le Politiche Sociali della Provincia di Lucca, con un occhio particolare agli effetti che la crisi ha prodotto sulle famiglie straniere presenti sul territorio.

Qui di seguito il testo del dossier in formato pdf.

Dossier 2011 prima parte

Dossier 2011 seconda parte


!!! ATTENZIONE!!! DISGUIDO TECNICO!!!

PER UN DISGUIDO TECNICO CI SIAMO RESI CONTO CHE LE EMAIL INVIATE ALLA CASELLA DI POSTA ELETTRONICA caritas@diocesilucca.it
SONO STATE RICEVUTE SOLO IN PARTE E IN PARTE SONO ANDATE PERSE PER MOLTI MESI.
CI SCUSIAMO E VI PREGHIAMO DI CONTATTARCI  NUOVAMENTE .
PROVVEDEREMO AL PIU’ PRESTO A RISPONDERVI


Federico Teani racconta

In Africa ho letto libri meravigliosi, tra questi I miserabili di Victor Hugo. Sullo sfondo dei grandi eventi storici che sconvolsero la Francia nell’Ottocento, dalla battaglia di Waterloo ai moti insurrezionali del 1832, Hugo narra la vita di innumerevoli personaggi. Chi sono questi personaggi? Dei miserabili per l’appunto: Jean Valjean, il protagonista, è un ex-forzato, il piccolo Gavroche, un bimbo di strada dimenticato dal padre e dalla madre, Cosette l’orfana di una ragazza madre etc. Ciò che però alla fine emoziona e sorprende di tutto questo non è tanto l’alta compassione e il potente sdegno per l’ingiustizia che prorompe dall’animo dello scrittore quanto la meraviglia e lo stupore con i quali Hugo spesso racconta le vicende di questi miserabili, meraviglia e stupore che si provano dinnanzi a qualcosa di grande e forte. I miserabili non sono cioè soltanto oggetto di amore da parte di un cuore generoso, o segno scandaloso di un ordinamento sociale profondamente ingiusto contro il quale si deve lottare; sono anche questo certo ma ancora possono essere qualcosa di così grande e luminoso nello spazio della vita da oscurare la grandezza e la luce di Napoleone!

Il Rwanda sta poco a poco mutando il mio modo di percepire l’impurità: la malattia, la morte, il dolore, la povertà, tutto ciò che è incontrollabile e spaventa. Già in Italia, come volontario del GVAI o durante il periodo in cui ho lavorato per il progetto della Caritas di Lucca Moltiplichiamo pani e pesci ero entrato in contatto con zone marginali e “impure” della società ma non fino al punto da lasciarle entrare nel mio spazio vitale più intimo. Tra questo e quello vi è era sempre stato un confine. L’impurità non aveva ancora contaminato la purezza di quello spazio piccolo-borghese. Ciò è avvenuto in Rwanda forse perché la massa di impurità è tanto enorme da non poter che straripare. E però la purezza che avevo fino ad allora salvaguardato più che essere stata schiacciata o invasa è stata smascherata rivelando la sua vera natura illusoria e ipocrita: non esisteva, ciò che percepivo come puro era fin dal principio impuro, ciò che sentivo impuro non lo era, lo era soltanto per quel mondo piccolo-borghese in cui vivevo, non lo era nel resto dell’universo. “Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo, ma quello che ne esce, questo contamina l’uomo”.

Quando L. arrivò alla Casa della Misericordia aveva vent’anni, l’AIDS e una grave malnutrizione che aveva reso il suo viso gonfio e i capelli lisci e chiari. La Casa della Misericordia è infatti una struttura della parrocchia di Nyarurema che accoglie i malati di AIDS. Una sera vi capitai verso le sei, l’ora in cui venivano somministrate le medicine ai malati. La maggior parte delle persone era all’interno dell’ufficio in attesa, altre stavano già ritornando nelle camere dopo aver avuto i farmaci; fuori, leggermente scostata dalla porta, L. era invece piegata sulle ginocchia e vomitava le compresse da poco ingerite, la madre in piedi accanto a lei non sapeva cosa fare. Ciò che causava il rigetto dei medicinali così come del cibo era una grave infezione. Chi ha visto un corpo prostrato dall’AIDS sa quanto sia impressionante. Gli operatori della casa che avevano messo L. in una camera singola separata da tutte le altre donne non sapevano ancora se si sarebbe ripresa. E invece lentamente, settimana dopo settimana, la ragazza ricominciò a mangiare, ad assumere correttamente i farmaci; malnutrizione e candidosi scomparvero. Qualche mese dopo il suo ingresso L. partì e ritornò a casa della madre. Una mattina, era passato ormai molto tempo, andai al centro di sanità per risolvere una questione, lì trovo L., era in piedi in mezzo ad altre donne, spessi tessuti le cingevano il ventre e la schiena. Ci abbracciammo e ci salutammo, la ragazza sorrise furbescamente, intuii qualcosa; fece quindi ruotare la massa nascosta che riposava sulla sua schiena, poi scoprì e mi mostrò suo figlio venuto al mondo da pochi giorni. Quando la gravidanza e il parto di una donna sieropositiva avvengono sotto il controllo di un centro di sanità, il bambino che nasce ha buonissime possibilità di essere sano, ciononostante il pericolo di contaminazione del virus non viene scongiurato al momento della nascita ma si ripresenta per tutto il periodo d’allattamento al seno. Intanto quel corpicino, dalla pelle ancora chiara, passato attraverso l’utero materno avvolto in un liquido vischioso, respirava nell’aria del mattino.

Federico Teani



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