Giornata Internazionale contro la violenza alle donne

In occasione della campagna del Fiocco Bianco, che anche quest’anno la Provincia insieme alle associazioni del territorio organizzano intorno al 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la violenza alle donne, la Caritas diocesana propone i seguenti momenti:

Caritas Diocesana – CeIS – Provincia di Lucca
25 Novembre
Sedi scolastiche
Laboratori di sensibilizzazione sulla prevenzione della violenza domestica (proiezioni dei documentari “Sotto i tuoi occhi” e “la casa”, distribuzione di materiale informativo e del fumetto “l’uomo ideale”)

Provincia di Lucca – Serv. Politiche di Genere, Scuola per la Pace – Caritas Diocesana, Centro Donna di Lucca, Ass. Soroptimist Club di Lucca

25 Novembre ore 21.00
Sala Mario Tobino – Palazzo Ducale – Lucca
Incontro con Shirin Ebadi, premio nobel per la pace 2003
26 Novembre ore 10.00
Sala Mario Tobino – Palazzo Ducale – Lucca
Shirin Ebadi incontra gli studenti delle scuole superiori

Shirin Ebadi, avvocatessa iraniana, madre di due figlie, vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2003.  Il premio le è stato conferito “per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e a favore della democrazia. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Shirin_Ebadi


Sovranità alimentare

Tutti conosciamo il cavolo broccolo, che in Italia è coltivato fin dal tempo degli etruschi e dal 1500 si è diffuso in Francia e nel resto d’Europa. E che dire del pomodoro, il prodotto principe della pizza e della pastasciutta?
Nel 2002, la Plant Bioscience, un’azienda  inglese,  presentò e ottenne un brevetto (EP1069819) nel quale proponeva un metodo per aumentare nei broccoli la produzione di una particolare sostanza anticangerogena,  già naturalmente presente, utile per  interferire con alcuni tumori come quello al seno, all’endometrio e al collo dell’utero.
Alcune aziende presentarono ricorso contro il brevetto perchè il gene anticanceroso esiste già nei broccoli. Nel giugno 2010 l’alta corte dell’Ufficio Europeo Brevetti, ha respinto il ricorso con la motivazione che anche se il gene esiste già in natura, la particolare selezione, che non segue metodi naturali, è nuova e inventiva, pertanto il brevetto sui broccoli resta valido.
In questi anni molte associazioni hanno protestato contro l’idea di brevettare materia vivente, in particolare si è formata una coalizione denominata  ”No-patents-on-seeds”, cioè “No ai brevetti sui semi”, che ha fra i promotori gruppi dalla provenienza più varia, come Greenpeace, la Misereor, cioè la Caritas tedesca, il Fondo per lo Sviluppo Norvegese, e altri.
Questa coalizione ha dato il via a una protesta presso l’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) con sede a Monaco di Baviera, in Germania, perché venga abolito il brevetto sulla materia vivente.
La protesta delle associazioni riguarda anche il verdetto su un altro caso, quello del brevetto EP1211926 B1 concesso nel 2003 allo Stato di Israele (Ministero dell’Agricoltura) per il metodo di selezione e la produzione di pomodori dal ridotto contenuto di acqua.
Ma di cosa stiamo parlando? A noi come ci riguarda tutto questo?
Ciò che finora era considerato un bene comune dell’umanità, che la creazione metteva a disposizione di chi volesse coltivarlo (o allevarlo nel caso di animali) adesso diventa potenziale fonte di profitto per poche multinazionali. Il brevetto – conseguito il più delle volte con il pretesto di una modifica genetica introdotta nella pianta o nell’animale – permette infatti la riscossione dei “diritti” (royalties) non solo durante l’acquisto del bene, ma anche in ogni sua fase riproduttiva, cioè, nel caso delle piante, ad ogni risemina.
Non si tratta di problemi puramente teorici o legali, ma della vita concreta di miliardi di persone. Alcuni anni fa lo stesso ente (EPO) rilasciò ad una multinazionale il brevetto per il riso di varietà basmati, da sempre alimento tradizionale nel subcontinente indiano, da sempre seminato e riseminato conservando le sementi del raccolto precedente e sulle quali in questo modo i  contadini avrebbero dovuto pagare una royalty, una tassa per ogni seme piantato nel campo. Questa aberrazione per fortuna fu bloccata, con la revoca del brevetto, per l’intervento forte e deciso di molte organizzazioni non governative e associazioni di tutto il mondo.
I casi del broccolo e del pomodoro, sui quali si avrà una decisione definitiva entro i primi di novembre, sono quindi emblematici e sintomatici di quale indirizzo le nostre società vorranno prendere riguardo all’utilizzo dei beni comuni e delle risorse naturali. Il diritto alla sovranità alimentare è il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari. In un mondo dove più di un miliardo di bambini, donne e uomini non ha accesso al cibo sufficiente per sopravvivere, il diritto all’accesso al cibo per tutti non può essere lasciato soltanto alla disponibilità di alcuni ad essere solidali, ma deve essere strutturalmente garantito attraverso un maggiore equilibrio nelle gestione delle risorse produttive e la garanzia di un’equità nei criteri per la distribuzione sui mercati. Oggi più che mai, nell’estremizzarsi della competizione per le risorse, parlare di cibo è parlare di persone: in primis, di contadini, allevatori, pescatori e raccoglitori (ovvero le persone che il cibo lo producono), localizzati nelle aree rurali del nostro pianeta, impegnati in una lotta per la sopravvivenza materiale, economica e culturale e che non possono essere costretti anche a subire i brevetti sugli alimenti che producono.
Per questo la Caritas diocesana reputa così importante riflettere su questi temi già a partire dall’età della scuola e fra i percorsi che per il terzo anno consecutivo offre alle scuole di ogni ordine e grado  propone per la scuola elementare una riflessione sul cibo che mangiamo, sulla sua stagionalità, sulla sua produzione, proprio perchè la sovranità alimentare possa iniziare già dal riappropiarci della conoscenza e consapevolezza riguardo agli alimenti che consumiamo. Gli insegnanti che volessero maggiori informazioni sui percorsi approntati per le scuole elementari e medie possono rivolgersi alla Caritas diocesana, tel 0583-430939, e chiedere di Elisabetta o Sabrina.

Sabrina Fausto

http://www.no-patents-on-seeds.org/
http://www.misereor.org/


Poveri di diritti

“Poveri di diritti” . XI Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia

Lunedì  17 ottobre è stato presentato da Caritas Italiana, in collaborazione con la Fondazione Emanuela Zancan, presso la Pontificia Università Gregoriana, l’XI Rapporto sulle povertà ed esclusione sociale in Italia dal titolo “Poveri di diritti”. Titolo che nasce dalla considerazione che le persone che vivono in condizioni di povertà non solo hanno insufficienti risorse economiche, ma sono anche privati di tutta una serie di diritti quali la casa, il lavoro, la famiglia, l’alimentazione, la salute, l’educazione, la giustizia sanciti dalla Carta Costituzionale.

Alla presentazione sono intervenuti , tra gli altri, s.e. mon. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana,  Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Emanuela Zancan onlus, mons. Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Emanuela Zancan onlus e mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana.

Il quadro che emerge è drammatico: 8 milioni e 272 mila cittadini italiani corrispondenti al 13.8% della popolazione sono poveri. Tra questi 3 milioni e 129 mila (5% della popolazione) vivono in condizioni di povertà assoluta.

Ciò che maggiormente preoccupa è l’impoverimento crescente di persone provenienti dal ceto medio-basso, persone e famiglie che fino a poco tempo fa godevano di una situazione economica relativamente tranquilla e la sempre più diffusa cultura che “la povertà non sia eliminabile, ma attenuabile con la solidarietà spontanea della società civile. In realtà è lo Stato che ha il potere-dovere di assicurare a tutti la cittadinanza piena, di garantire i diritti delle persone ed esigere l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (dall’intervento di mons. Pasini, presidente Fondazione E. Zancan).

La povertà colpisce l’11% delle famiglie, ma si passa dal 15% al 20% per le famiglie con più di due figli. La disoccupazione rimane il problema maggiore (8.4%) e colpisce maggiormente giovani (27.8%), le donne (9.8%) e gli immigrati (11.6%). È peggiorata la situazione dei precari con una retribuzione netta di ca 336 euro.

Come sostenuto da mons. Nozza, “i giovani hanno sicuramente pagato in misura più elevata la crisi”: una quota sempre più elevata va verso l’inattività prolungata, oltre il 40% dei giovani stranieri abbandona prematuramente la scuola. Solo un terzo dei giovani migliora la propria condizione sociale rispetto a quella dei genitori, la metà rimane nel ceto sociale da cui proviene e una parte cade su un gradino più basso.

Il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto Caritas hanno meno di 35 anni e il numero dei giovani assistiti è aumentato negli ultimi 4 anni del 59.6%. Di questi, ben il 76.1% non studia e non lavora. Si tratta dei cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), persone che , pur essendo in età attiva, non ricevono un’istruzione, non lavorano e non sono in cerca di un’occupazione.

Tale fenomeno non riguarda solo le grandi aree metropolitane, ma anche le zone periferiche, rurali e montane. Disagio che emerge, in particolar modo, dallo studio di Caritas Italiana sulle aree montane presente nel rapporto dal quale scaturiscono problematiche inaspettate, legate soprattutto al mondo giovanile: carenza di prospettive di inserimento professionale, migrazione forzata, difficoltà di aggregazione in particolare fra i giovani, aumento della tossicodipendenza e una diffusa povertà spirituale e culturale.

Le Caritas diocesane registrano un progressivo aumento di persone che si presentano ai Centri di Ascolto e ai servizi promossi dalle Caritas stesse, non solo nel Mezzogiorno, ma anche nel resto del paese. Tra il 2007 e il 2010, la “povertà familiare” è aumentata del 44.8% ed è aggravata spesso dall’incapacità di rinunciare a determinati livelli di consumo . “Prendersi carico e promuovere la persona nella sua interezza, rendendola soggetto consapevole del proprio riscatto è il più potente fattore di contrasto alla povertà. Bisogna prendere coscienza dei problemi e dei punti di forza e separare solidarietà da sussidiarietà” (mons. Mariano Crociata).

Barbara Macrì

Osservatorio Povertà e Risorse


Dossier Caritas 2011 sulle povertà in Toscana


Progetto Scuola 2011

Per il terzo anno consecutivo la Caritas diocesana propone dei percorsi di riflessione nelle scuole elementari e medie di primo e secondo grado. Ogni percorso si compone di tre (elementari e medie inferiori) o quattro (medie superiori) incontri, che per le scuole sono a costo zero e che vedranno la partecipazione in veste di animatori di giovani in servizio civile o in anno di volontariato sociale. La proposta per le scuole di primo grado è centrata sull’educazione al consumo, soprattutto alimentare, mentre per le scuole superiori, prosegue l’opera di sensibilizzazione e decostruzione dei pregiudizi riguardo al povero e al diverso.

per ulteriori informazioni
Caritas Lucca 0583-430939

progetto elementari 2011
progetto medie 2011
progetto scuole superiori 2011



Caritas Lucca , P.le Arrigoni 2, Lucca - tel. 0583 430961 - caritas@diocesilucca.it.