Indecorose

Con la rassegna “Le indecorose. Il mio corpo è la mia casa lungo tutto il 2009 si è voluto proporre occasioni di cultura contro la violenza di genere, esplorare la pluralità dei linguaggi per abbordare un solo argomento: le donne e il loro muoversi attraverso un mondo che spesso le presuppone.

Abbiamo insieme compiuto un percorso che ci ha fatti viaggiare attraverso il teatro, i libri, gli incontri con le autrici e le cantautrici, la musica, i dibattiti, le mostre, i laboratori e anche questo fumetto.

Il progetto è nato da una consapevolezza, un desiderio e un’esperienza.

La consapevolezza è quella drammatica dei numeri.

Secondo l’indagine ISTAT , pubblicata nel febbraio 2007, Sono 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita: circa 1 donna su 3.

5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Un panorama agghiacciante, se si pensa che la violenza resta la prima causa di mortalità al mondo per le donne. Più delle malattie. Più degli incidenti stradali.

Il desiderio è stato quello di scalfire l’indifferenza, l’ignoranza e l’omertà che circonda il fenomeno della violenza sulle donne e che i dati ci descrivono come trasversale a tutti i ceti sociali, le etnie e le religioni.

L’esperienza è quella di “casa Emma”, una casa aperta nel settembre 2008 dal Ce.I.S Gruppo Giovani e Comunità di Lucca per accogliere donne che hanno subito violenza in contesti domestici e i loro figli. Questi ultimi spesso sono spettatori impotenti del dramma che accade e al tempo stesso non sono debitamente riconosciuti nelle azioni di prevenzione e contrasto alla violenza.

La convinzione che ci muove è che per comprendere davvero il fenomeno e per contribuire alla sua riduzione è indispensabile promuovere azioni di sensibilizzazione che spingano a misurarsi con i convincimenti diffusi, con comportamenti appresi, con un clima culturale comune e stereotipato.

Si tratta di avere il coraggio e la volontà politica di affrontare la complessità del fenomeno violenza di genere con una visione a tutto tondo, che intrecci interventi di prevenzione, accoglienza e contrasto con un ampio dibattito anche di natura culturale attorno ai temi del rapporto tra femminile e maschile.

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