Incontro con Shirin Ebadi

SHIRIN EBADI, PREMIO NOBEL PER LA PACE 2003 CI HA PARLATO DELLE DONNE PROTAGONISTE NEI PROCESSI DI PACE

In occasione degli eventi della campagna del fiocco bianco, per la giornata contro la violenza sulle donne, la Provincia di Lucca con la Scuola per la Pace, il Servizio Politiche Giovanili, Sociali, Sportive e Politiche di Genere, e con il contributo della Caritas Diocesana di Lucca, Centro Donna di Lucca, Soroptimist Lucca, ha organizzato un incontro con il premio Nobel per la pace 2003  Shirin Ebadi.

Venerdì 25 novembre alle ore 21:00 presso la Sala Tobino in palazzo Ducale il premio Nobel Shirin Ebadi ha tenuto una conferenza sul tema “Le donne protagoniste dei processi di pace”
Dopo i saluti dell’assessore alle politiche di genere Federica Manieri e la bella introduzione di Ilaria Vietina, coordinatrice della Scuola per la pace della provincia di Lucca , la Ebadi ha trattato innanzitutto il tema della violenza sulle donne indicando molti tipi di violenza che le donne subiscono: dalla più evidente violenza fisica, alla discriminazione sui luoghi di lavoro e nella società civile, alla rappresentazione che i media fanno della figura femminile.
Assecondando l’idea che ritroviamo anche nel suo libro “La gabbia d’oro. Tre fratelli nell’incubo della rivoluzione iraniana” Milano Rizzoli 2008, in cui scrive che “Se non sei capace di eliminare le ingiustizie almeno raccontale” la Ebadi oggi gira il mondo per raccontare la propria esperienza.
Nasce nel 1947 in Iran. Quando scoppia la rivoluzione Khomeinista nel 1979 è magistrato e assiste all’imposizione del nuovo codice penale islamico che cambia completamente le basi dei rapporti dei cittadini con la legge. Il sistema giuridico iraniano fa un salto indietro di millecinquecento anni. La discriminazione sessuale viene istituita per legge e la vita di una donna da quel momento vale la metà di quella di un uomo ( solo un esempio: per un incidente occorso ad una donna, questa viene risarcita esattamente della metà della cifra che le spetterebbe se fosse un uomo).
Lei stessa viene destituita da magistrato e le viene concesso di fare da segretaria nel tribunale di cui era stata Presidente. Shirin si dimette e dopo alcuni anni di battaglie le viene concesso di esercitare l’avvocatura.
Si impegna nella difesa dei diritti civili e fonda una associazione non governativa “Society for Protecting the Child’s Rights” , per queste sue attività viene continuamente minacciata.
Comincia così la lunga battaglia di Shirin per riaffermare l’uguaglianza delle donne all’interno dell’islamismo. Shirin infatti decide di lavorare all’interno della cornice islamica, è convinta che l’Islam non è contro le donne ed è compatibile con i diritti umani e la democrazia. Indica l’errore nell’interpretazione che i politici fondamentalisti ne fanno per poter governare e perpetuare le discriminazioni.
L’errore è far corrispondere l’islam al male ( e mi viene in mente l’interpretazione spesso superficiale che in occidente si fa dell’islam).Ma Shirin è convinta della necessità di separare religione e stato. Profondamente laica intende la laicità non come disprezzo della fede ma come modo per difendere la fede dalle strumentalizzazioni del potere. Nel 2003 le viene conferito il premio Nobel per la pace ma il suo governo non cambia atteggiamento nei suoi confronti e tutt’ora
si è imposta di vivere a Londra lontana dalla sua famiglia a causa delle continue intimidazioni che le vengono rivolte.
Marisa Paolucci ha presentato il suo libro “Tre donne una sfida” in cui si racconta la vicenda diShirin Ebadi, Malalai joya e ftima Imbrahim, tre donne simbolo di coraggio e libertà.
Di Shirin si è detto, fatima Ibrahim è sudanese ed è stata la prima donna eletta in un parlamento africano e presidente della combattiva “Unione dellel donne” del suo paese. Malalai Joya, afgana, è stata parlamentare denunciando i  “crimininali di guerra” che le sedevano accanto.
Al termine dell’incontro Mons Arcivescovo Italo Castellani, ha portato i suoi saluti e un suo contributo al dibattito, sottolineando l’importanza che un Ente come la Caritas diocesana si dedichi a quest’opera di sensibilizzazione contro la violenza alle donne.