Il terremoto in Abruzzo

Martedì 28 settembre è stata celebrata per la prima volta la messa nella chiesetta del Volto Santo, costruita a Casentino, in provincia de L’Aquila, grazie ai contributi e alla sottoscrizione promossa dalla Diocesi di Lucca, Ufficio Pastorale Caritas e la Banca del Monte di Lucca, in seguito al terremoto del 6 aprile 2009.

Alla cerimonia hanno partecipato l’arcivescovo Mons. Italo Castellani, il vescovo de L’Aquila Giuseppe Molinari, il sindaco del Comune di Sant’Eusanio Forconese, il Presidente della Provincia e i rappresentanti delle istituzioni locali. Erano presenti anche alcuni volontari lucchesi dei 40 circa che avevano svolto servizio nelle tendopoli, durante l’estate 2009.
La chiesa si trova nel piccolo villaggio costruito dai cosiddetti MAP (Moduli Abitativi provvisori), le casette prefabbricate assegnate a quanti avevano perduto la propria abitazione nel terremoto.
Annesso alla chiesa, si trova anche un piccolo ambiente adibito a sala riunioni e centro ricreativo sociale per il paese.
La comunità di Casentino è piccola, abitata da un centinaio di persone, la maggior parte delle quali molto anziane. Le casette, disposte una accanto all’altra, su un terrazzamento, sostituiscono il piccolo borgo, antichissimo, con le sue case in pietra, la chiesa a dominarle e oggi reso fantasma dai crolli dell’aprile 2009.
E’ desolante lo scenario delle strade abbandonate, i gatti unici padroni dell’ambiente attorno, le abitazioni chiuse, la vita di una comunità piccola, arroccata alle pareti del monte, come alla sua memoria, la chiesa sventrata dalle scosse, con il tetto collassato, le macerie al posto delle navate, contenuta dai ponteggi in legno per la messa in sicurezza. Il Casentino di allora, di solo un anno e mezzo fa non esiste più. Ma resiste la sua gente, la voglia della comunità di rinascere, di reinventarsi un modo bello per abitare quella terra fino a quando non potrà essere avviata la ricostruzione definitiva delle abitazioni.
La chiesa è diventata per la piccola comunità un luogo che fa da casa, che aiuta a ricentrare la vita quotidiana, che restituisce il posto dove potersi trovare, rifà una piazza, laddove esiste solo un tetto per coprirsi.
Per la città di Lucca è diventata il segno della vicinanza, di una comunione vissuta nell’amicizia costruita nel tempo, nello stare insieme, nel fare di sé dei prossimi.