Cammini di Giustizia

Il progetto si propone come modalità di intervento sperimentale nei confronti delle situazioni di indigenza economica. Nello specifico si intende sostenere un gruppo di famiglie nel percorso di uscita da una situazione di impoverimento. Il progetto prevede di affiancare le famiglie tramite un gruppo di volontari appositamente formati.
Sarà essenziale instaurare un rapporto di collaborazione fra la famiglia e il volontario, cercando di far comprendere a pieno alla famiglia l’importanza dell’occasione che viene loro offerta. Quindi i primi incontri del volontario con la famiglia dovranno essere finalizzati soprattutto alla conoscenza reciproca, curando che la relazione si proponga come paritaria.
All’interno di un approccio del volontario verso la famiglia di tipo principalmente relazionale saranno disseminate una serie di attività da svolgere assieme:

  • provvedere alla spesa alimentare insieme
  • preparare il pasto e consumarlo insieme,
  • sperimentare l’auto-produzione di un bene di consumo quale pane o yogurt
  • lettura delle bollette con esplicazione dei parametri
  • visita ad un negozio che vende detersivi alla spina o abiti usati…

Analisi del bisogno da cui è scaturito il progetto
Nei casi di emarginazione il modello di integrazione a cui ci si ispira è quello fornito dalla televisione e dai mezzi di comunicazione di massa: modelli basati sulla necessità di consumare, che tendono a creare finte necessità e propongono come mezzo di affermazione personale l’acquisto. Nel mare delle offerte speciali, dei pagamenti rateizzati e dei mutui per tutti è facile perdere l’orientamento e destinare buona parte delle risorse economiche alla soddisfazione di false necessità, mettendo in secondo piano i bisogni base e la possibilità di ottenere beni in modo alternativo all’acquisto, come ad esempio producendoli con risorse proprie. E’ necessario quindi agire sul modello imposto e fornirne uno alternativo che, seppur meno affascinante, possa reggere il confronto perché tangibile, a dimensione, più conveniente; e che soprattutto porti ad indirizzare le risorse economiche del nucleo familiare alla soddisfazione di bisogni veri.
I dati raccolti anche tra gli utenti caritas sempre più evidenziano infatti una nuova categoria di poveri che potrebbe essere definita “poveri da consumo”, famiglie cioè schiacchiate dall’indebitamento progressivo riconducibile ad una cattiva gestione delle poche risorse a disposizione (cfr. “Primo: ascolta. Dossier sulle povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca, Caritas Lucca, 2010; Dossier 2010 sulle povertà in Toscana, Caritas della Toscana, 2010).
L’esperienza diretta degli operatori segnala a più riprese questa generale tendenza di tipo culturale sulla quale diventa imprescindibile intervenire per una corretta impostazioni delle azioni di sostegno.